Una delle maggiori cause di disorientamento nel discorso culturale contemporaneo è la persistente confusione fra filosofia come disciplina rigorosa (logica, epistemologia, ontologia formale...) e una serie di pratiche linguistiche, spesso oracolari e impressionistiche, che si presentano come “pensiero critico”, ma non rispondono ad alcun criterio di validità argomentativa.
Un esempio emblematico è dato dalla corrente continentale post-razionalista, formatasi a cavallo fra strutturalismo, psicanalisi lacaniana, neo-marxismo e decostruzionismo.
CHI SONO I CONTINENTALI?
Ecco un elenco orientativo (non esaustivo) di autori frequentemente etichettati come "filosofi", ma la cui produzione opera fuori dai criteri classici del pensiero razionale, logico o argomentativo.
Decostruzionisti e post-strutturalisti: Jacques Derrida, Jean-Luc Nancy, Philippe Lacoue-Labarthe
Strutturalisti e oltre: Michel Foucault, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Roland Barthes, Jean Baudrillard
Psicanalisi e linguaggio: Jacques Lacan, Julia Kristeva, Luce Irigaray, Hélène Cixous
Altri epigoni: Slavoj Žižek, Alain Badiou, Georges Bataille, Maurice Blanchot, Emmanuel Levinas, Paul Virilio
Prego notare che una nutrita rappresentanza di costoro è stata ampiamente messa alla berlina in numerosissimi contesti da un punto di vista razionale rigoroso, in particolare raccolti in un'opera che costituisce un ottimo punto di partenza per il lettore: "Imposture intellettuali" di Alan D. Sokal e Jean Bricmont, Garzanti.
Molti di questi autori hanno una prosa oscuramente suggestiva, e affrontano temi importanti: potere, identità, linguaggio, soggettività. Ma lo fanno con strumenti epistemologicamente deboli, e senza alcuna pretesa di verificabilità o rigore logico.
NON È FILOSOFIA "SBAGLIATA". È UN'ALTRA COSA.
La filosofia, storicamente, è nata per parlare dell’impensabile, dell’impredicabile, del problematico. Non c’è nulla di sbagliato nel voler parlare di ciò che precede la logica: il concetto di identità, la formazione della soggettività, la dimensione pre-linguistica del desiderio, l'esperienza del sacro, l’alterità assoluta...
Sono tutti ambiti sostanzialmente a-logici o pre-logici, dove la razionalità si ferma sulla soglia o poco oltre, dove i metodi formali non si applicano.
Ma la differenza fondamentale è che la filosofia propriamente detta sa dove si ferma la dimostrazione, e sa che l’argomentazione deve sottostare a criteri intersoggettivi di validità.
I decostruttori parlano con tono profetico di cose che stanno “prima della ragione”, ma dimenticano che senza la ragione, anche il loro discorso cade nel non-senso.
LA TRAPPOLA PER GLI STUDENTI
Molti giovani (o meno giovani) che si avvicinano alla filosofia dopo anni di liceo mal condotto, si sono formati su testi e autori presentati senza strumenti critici, da docenti spesso ideologicamente orientati. Il risultato è una percezione falsata della filosofia come vaga riflessione lirica, o come rivolta permanente contro ogni forma di struttura formale.
È il caso tipico della prof zitella e gattara, innamorata di un inesistente Nietzsche idealizzato dopo aver visto "Il portiere di notte" della Cavani (peggio mi sento). Oppure dell'insegnante boomer ex sessantottino, ancora emozionato e turbato quando pronuncia il nome di Marcuse (un eccellente esempio di non pervenuto in manuali di filosofia importanti e meno importanti) e Adorno, regolarmente citati come semidei nei collettivi autogestiti, ma mai letti né compresi davvero. Sono topoi che appartengono alla cultura collettiva, per la regolarità con cui compaiono nei racconti degli ex studenti.
PER CHI VUOLE UNA FILOSOFIA SERIA
Chi cerca un pensiero veramente critico, cioè in grado di:
- distinguere validità da persuasione
- strutturare argomenti razionali
- confrontarsi con la scienza, la logica, la matematica, il diritto, la politica in forma rigorosa
deve guardare altrove. Esiste una genealogia robusta e ben documentata di filosofi che hanno dato contributi fondamentali non solo al pensiero, ma direttamente alle scienze esatte, alla logica matematica, alla fisica teorica e alla struttura concettuale dell’empiria.
Ecco un elenco davvero essenziale, ridotto per forza di cose ai minimi termini (nessuno pensi di poter ridurre una vita di studio e riflessione ad un telegramma di due righe):
Leibniz – calcolo infinitesimale, logica combinatoria, teoria delle monadi
Cartesio - i contributi matematici superano quelli filosofici, tutti sono arcinoti o dovrebbero esserlo
Kant – fondamenti dell’epistemologia, spazio e tempo come forme a priori, verità matematiche a priori... non abbisogna di presentazioni, quasi tutto ciò che viene orecchiato o che si crede di sapere sulla filosofia moderna l'ha ideato lui
Bolzano – logica deduttiva, teoria delle proposizioni
Peirce – logica formale, semiotica, proto-intuizioni di informatica
Frege – fondatore della logica moderna, teoria della funzione e del senso
Dedekind – teoria degli insiemi, numeri reali
Hilbert – fondamenti della geometria, formalismo matematico in senso moderno
Russell - per sua stessa ammissione, odiava le ODE ma ha rivoluzionato l'intero edificio matematico con i suoi Principia
Gödel – teoremi di incompletezza, metamatematica
Tarski – verità e semantica, geometria euclidea assiomatizzata, logica del primo ordine formalizzata
Popper – falsificazionismo, metodologia scientifica
Carnap – sintassi logica, confermabilità epistemologica, riduzionismo metodologico
Putnam – realismo scientifico, semantica
Reichenbach – fondamenti della fisica quantistica
Quine – ontologia naturalizzata, analisi del linguaggio
Kripke – logica modale, semantica dei mondi possibili
Dummett – filosofia del linguaggio, verità intuizionistica
Hintikka – logica epistemica, semantica dei giochi
Van Fraassen – empirismo costruttivo
Suppes – assiomatica delle scienze, logica applicata
Sneed – strutturalismo scientifico
Ladyman – realismo ontico strutturale
Maudlin – fondamenti della fisica moderna
Albert – interpretazioni della meccanica quantistica
Brading – simmetrie fisiche e identità
QUESTO NON SIGNIFICA...
- Che tutta la filosofia, dai presocratici a ieri mattina, sia un coacervo di chiacchiere senza distintivo. Al contrario: molti dei filosofi sopra elencati non erano affatto “meno matematici” di un Gauss o “meno logici” di Boole e De Morgan. Anzi, in alcuni casi hanno costruito loro i fondamenti stessi sui quali lavorano fisici teorici, matematici, logici computazionali e epistemologi sperimentali.
- Che la filosofia si occupi solo di problemi “non scientifici”. Ad esempio, l'ontologia quadridimensionale degli oggetti materiali che si studia in qualsiasi Dipartimento contemporaneo è fisica classica filosofica con tanto di formule, teoremi, teorie sperimentali falsificabili e confermabili nel senso di Popper, Kuhn, Quine, Carnap. La filosofia della fisica quantistica richiede le stesse basi di un applicativo, semplicemente da un diverso punto di vista. E così via, fino all'epistemologia contemporanea che spiega come e perché esattamente le scienze sperimentali (e anche quelle formali, passando per la gnoseologia) funzionano.
- Che la filosofia debba necessariamente essere formalizzata per intero. Ma se vuole parlare all’intelligenza intersoggettiva, e non solo alla pancia emotiva o all’identità tribale del lettore, deve almeno rendere possibile la chiarezza, la ricostruzione razionale del percorso, la valutazione pubblica delle sue asserzioni.
Filosofia non è poesia. Filosofia non è ideologia. Filosofia non è storytelling. E se lo diventa, non è più filosofia.
Perché se ne parla? Semplicissimo. Perché se viene meno la filosofia — quella solida, quella vera, quella buona — non cade solo un pilastro accademico: crolla la logica. E con essa, l’informatica, la matematica, le scienze dure. E con loro, in effetto domino, l’intera civiltà moderna.
La prossima volta che vedete un filosofo (uno vero, non quelli da talk show: per rappresentare questi ultimi basta Catalano con le sue esilaranti tautologie da scuola elementare), pensateci due volte prima di dire che “sono tutte stronzate”. Non sarebbe logico, e qui non parla il Dr. Spock.
E magari leggete un libretto breve ma folgorante di un filosofo morale contemporaneo tra i più lucidi, Harry G. Frankfurt: On Bullshit. Perché sì, esistono filosofi che dicono stronzate. Ma questa è una frase ben formata, con quantificatore esistenziale e dominio ristretto.
Poi ci sono anche filosofi post-kantiani sistematicamente fraintesi e abusati, che comunque ci hanno messo del loro per rendersi come minimo ambigui e affumicati. Ma questo è un altro capitolo.