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venerdì 31 luglio 2026

Logiche non standard: un giro turistico

Tra i quasi settecento sistemi formali studiati da logici matematici, filosofi formali e specialisti STEM, rientrano a pieno titolo non solo le logiche classiche, ma anche quelle "non standard", che rappresentano oggi il cuore vivo della logica applicata.
Queste logiche espandono, modulano o talvolta sopprimono vari assiomi della logica classica al fine di modellare situazioni complesse, agenti cognitivi fallibili, dinamiche normative e scenari epistemici realistici.
Facciamo un po' di turismo, senza sacchi a pelo:
 

LOGICHE MODALI

- Aletiche: necessità e possibilità in senso metafisico. Sistemi K, T, S4, S5.
- Deontiche: trattano obbligo, divieto e permesso.
- Temporali: prima, dopo, sempre, talvolta, da ora in poi...
- Epistemiche e Doxastiche: modellano conoscenza e credenza (anche fallibile).
- Dinamiche: modellano il cambiamento delle credenze.
NOTA: per chi non avesse ben chiaro il senso dell'aggettivo "metafisico" usato sopra, affermazioni da pagina uno capitolo uno come:
"Esiste una realtà materiale, oggettiva, esterna alla mente"
"Le leggi della fisica sono le stesse ovunque e sempre"
"L’osservazione sperimentale e strumentale può fornire verità su tale realtà"
NON sono asserzioni "scientifiche", ma presupposti epistemologici e ontologici — cioè, asserzioni metafisiche. Possono essere condivise dalla scienza in quanto suo fondamento operativo, ma non sono da essa deducibili, né confutabili sperimentalmente.
Sono il telaio ontologico su cui si tessono le reti semantiche delle teorie. Come diceva Popper, la scienza ha bisogno di una metafisica di sfondo, che però non è scientificamente provabile, bensì assunta per reggere la coerenza del sistema inferenziale e dell'apparato osservativo sperimentale intersoggettivo.
Stranamente questa banalità sembra spesso perdersi per strada, ma rimane un dato di fatto: chi ingenuamente pensa che "la scienza non fa metafisica" confonde l’attività tecnica dello scienziato con l’epistemologia che la rende possibile. E spesso è proprio questo fraintendimento a generare lo scientismo becero e dogmatico contro cui i filosofi analitici e gli storici della scienza — da Reichenbach a Quine, da Putnam a Dorato, da Koyré a Israel — hanno combattuto per decenni. Il termine "metafisico" non deve ovviamente essere letto come banale e restrittivo sinonimo giornalistico o colloquiale di "esoterico" o "spirituale", ma in senso tecnico rigoroso e letterale.
Per altri semplici esempi di differenza tra asserzioni ontologiche di base e banali ipotesi non falsificabili, si veda anche il capitolo introduttivo di "Il viaggio nel tempo e altre pazzie" di Robert Ehrlich, Einaudi.
 

LOGICHE INTENSIONALI

Analizzano non solo ciò che è vero, ma il "come" è vero. Utili per proposizioni attitudinali ("Alice crede che...", "Bob desidera che..."). Imprescindibili per filosofia del linguaggio e IA simbolica.
 

LOGICHE PARACONSISTENTI

Tollerano contraddizioni senza crollo inferenziale (no explosion). Fondamentali per basi dati incoerenti, diritto, situazioni conflittuali, teoria dei giochi.
 

LOGICHE FUZZY E RETICOLARI

Permettono valori di verità graduati ("più o meno vero", "abbastanza falso"). Essenziali in linguaggio naturale, robotica, sistemi di controllo, gestione di paradossi quantitativi sul modello del sorite (il mucchio: quando un mucchietto di cellule diventa un feto? Quando un girino diventa una rana? Quanto cacchio è una "modica quantità"? Non è certo roba che si possa lasciare ai burocrati legiferanti).
 

LOGICHE PROBABILISTICHE

Verità come grado di credibilità: sono la base simbolica dell’inferenza bayesiana e della predizione, ovvero della IA come la conoscete oggi.
 

LOGICHE NON-MONOTONE E INFERENZIALI

In questi sistemi formali nuove informazioni possono invalidare conclusioni precedenti. Simulano il ragionamento umano in condizioni dinamiche. Molte teorie scientifiche hard (ossia predittive) sono modellate su queste logiche.
 

BELIEF REVISION E COMMON SENSE REASONING

Teorie rigorose su come mantenere e aggiornare coerentemente un sistema di credenze. Strutturate da quadri assiomatici come AGM (Alchourrón, Gärdenfors, Makinson), tre veri e propri pezzi da novanta della logica formale.
 
N.B.: TUTTE queste logiche sono rigorose, assiomatizzate e implementabili.
NON sono chiacchiere affumicate alla Hegel o Schopenauer. NON SONO alternative "soft" o speculative, ma strumenti di lavoro formali in IA, linguistica computazionale, agent theory, etica algoritmica, epistemologia formale.
Sono "non-standard" ma NON sono alternative alla logica classica: la completano, ne esplorano i margini, la rendono adatta a modellare mondi reali, dinamici, imperfetti.
 
Non si deve cadere nella trappola di chi crede che la logica sia solo quella "che (non) si fa all'Università" nei corsi di base. I logici oggi operano tra semantiche modali, teoria della revisione, topologie epistemiche, reticoli fuzzy, logiche multiagente e inferenze non monotone.
La logica non è dogma. È struttura adattiva. Ed è proprio nella fallibilità, nell’incertezza, nella revisione che mostra la sua vera potenza: anche e soprattutto nelle scienze sperimentali, che non essendo formali e non maneggiando nel concreto infiniti attuali vivono di inferenza, ragionamento probabilistico, teorie vere fino al controesempio, paradigmi e falsificazione/confermabilità.
 

PER INIZIARE A CAPIRCI QUALCOSA

1. Italo Palladino – "Logiche non standard", Laterza, 1994.
Denso, agile, rigoroso. Tratta modali, deontiche, paraconsistenti e fuzzy.
2. Italo e Sara Palladino – "Geometrie non euclidee e logiche non classiche", Editori Riuniti, 1997.
Connessione fra spazio, deduzione e alternative logiche.
3. Mario Piazza – "Introduzione alla logica modale", Carocci, 2004.
Strutturato con chiarezza. Sistemi K, T, S4, S5 più estensioni epistemiche.
4. Massimo Mugnai – "Filosofia della logica", Laterza, 2004/2020.
Approccio storico-filosofico. Dalle logiche classiche alle intensionali.
5. Giorgio Sandri – "Logica per la filosofia", ETS, 2006.
Ottimo per introdurre modali, epistemiche e deontiche.
6. Giuseppe Longo (a cura di) – "La logica tra scienza e filosofia", Bollati Boringhieri, 1998.
Raccolta di saggi su crisi e alternative alla logica classica. Contributi di Scott, Girard ecc.
7. Mauro Dorato – "Modalità e temporalità. Un raffronto tra le logiche modali e le logiche temporali", Il Bagatto, Roma, 1994.
Testo raro e fondamentale. Filosofia formale della logica modale e temporale.
8. Nicola Grana – "Logica deontica e logiche paraconsistenti", vari saggi e atti.
ETS e riviste accademiche. Approccio assiomatico e semantico solidissimo.
 
Per chi vuole andare un po' oltre l'imparaticcio su Aristotele e la Scolastica, la prof di filosofia zitella del liceo, le antiquate fissazioni bourbakiste della prof di matematica dell'ITIS (spesso laureata in fisica o biologia...), l'assistente svogliato del molto eventuale corsettino trimestrale di logica del primo ordine (con le dispense in slide e i test a crocette, fatto giusto per avere qualche credito)... e iniziare a capire seriamente come funziona il ragionamento formale automatico e razionale nel XXI secolo.

Filosofia da diporto e da asporto

Parafrasando Paolo Rossi e il suo "Si fa presto a dire pirla": si fa presto anche a dire "filosofia". 
Ne abbiamo già discusso, e ne parleremo ancora, temo, perché le obiezioni degli STEM (che vengano da un Liceo scientifico o piuttosto dall'ITIS) sono sempre le stesse quando si inizia ad affrontare la componente filosofica delle discipline formali. Per molti, troppi lettori e studenti andragogici la parola continua a evocare la tristissima storia delle idee ammannita nell'ora di "filosofia": una successione ordinata di autori, scuole, formule memorabili come slogan, grandi opposizioni e passaggi canonici, con l'aggravante che quasi sempre viene arrestata proprio là dove la filosofia contemporanea comincia davvero. Il Wiener Kreis, la fenomenologia, la filosofia continentale, l’analisi del linguaggio, la logica matematica e la filosofia della scienza non sono l’ultima cornice di una vicenda conclusa: sono, semmai, alcune delle soglie attraverso cui la filosofia entra nella sua modernità tecnica.
Ancora meno la filosofia può essere identificata con la sua immagine pubblica più rumorosa: l’intellettuale schierato, il commentatore organico, la presenza stabile nei salotti televisivi e nelle grandi pagine d’opinione. Quella figura appartiene alla sociologia della comunicazione culturale, non alla definizione della disciplina. Può parlare di filosofia, può usare parole filosofiche, può perfino occupare lo spazio pubblico in nome della filosofia; ma non per questo rappresenta la filosofia nel suo insieme, e tanto meno la filosofia formale.
 
Una conseguenza decisiva della modernità è infatti la specializzazione. La filosofia, come la matematica, la medicina, l’ingegneria o le scienze sperimentali, non è più un blocco indifferenziato. Nessuno confonderebbe l’ingegneria delle grandi opere, dei ponti, delle navi, dei treni e delle infrastrutture con l’ingegneria elettronica, informatica o embedded. Nessuno confonderebbe il neurologo con l’urologo, il fisiatra con lo psichiatra, il dermatologo con l’anatomopatologo. Se un dolore ricorrente alla caviglia compare quando si appoggia il piede a terra, non si cerca normalmente un andrologo, una dietologa o un internista. Si cerca il reparto pertinente.
 
Lo stesso vale, a maggior ragione, per la filosofia. Se il problema riguarda verità, validità, conseguenza, dimostrazione, completezza, decidibilità, modello, riferimento, conferma o falsificabilità, non ci si rivolge genericamente a “un filosofo”, come se il nome designasse una competenza uniforme. Si entra in un territorio preciso: filosofia della logica, filosofia della matematica, filosofia della scienza, semantica formale, teoria dei modelli, teoria della dimostrazione, epistemologia formale. Altri settori della filosofia trattano problemi diversi, con strumenti diversi e con criteri diversi di controllo. E se il barone della fisiatria normalmente non saprebbe che pesci prendere davanti ad un rush cutaneo, se non spedirvi dalla dermatologa, state pur certi che il filosofo morale o l'ermeneuta, mediamente, è proprio il meno adatto a dirimere una questione di semantica modale temporale o di confermabilità.
Il giudizio del non specialista che parla da fuori del proprio campo appartiene spesso più alla sociologia accademica che alla valutazione razionale. Il prestigio acquisito in un settore non si trasferisce automaticamente a un altro. Quando ciò accade, non siamo davanti a una superiore sintesi dello spirito, ma alla consueta fallacia d’autorità: l’autorevolezza reale in un dominio viene impropriamente usata come garanzia in un dominio differente.
 
Fuori dai radar generalisti e dalla formazione scolastica ordinaria esiste dunque una costellazione di campi tecnici nei quali il logico e il filosofo formale sono due facce della stessa moneta. La loro relazione non è diversa, per struttura, da quella tra fisico e chimico quando si dividono, con ampie zone di sovrapposizione, lo studio delle interazioni atomiche e molecolari. Il logico non può ignorare che cosa significhino verità, validità, modello e conseguenza; il filosofo formale non può trattare questi concetti senza conoscere gli strumenti logici che li rendono determinati.
 
La locuzione usata è più che appropriata: la filosofia formale e tecnica non è separabile dalla logica più di quanto lo siano le due facce di una moneta di conio. La logica non è un accessorio metodologico, né una decorazione simbolica applicata dall’esterno a problemi già costituiti. È l’infrastruttura stessa entro cui quei problemi vengono resi trattabili: verità, validità, conseguenza, dimostrazione, modello, riferimento, identità, possibilità, necessità, definibilità, decidibilità. La filosofia formale formula le domande; la logica ne fornisce il linguaggio operativo, il banco di prova e spesso la forma stessa della risposta.
Queste domande non sono facoltative. Chi pratica seriamente la logica non può dichiarare indifferenza verso nozioni come verità, validità, conseguenza, dimostrazione, modello, soddisfacimento, riferimento. Non si tratta di aggiungere filosofia dall’esterno a un calcolo già autosufficiente; si tratta di comprendere il significato degli strumenti che si usano. Chi non comprende queste distinzioni non sta facendo logica in senso pieno: sta solo manipolando notazione. Non si può evitare di "sporcarsi le mani" con gli aspetti filosofici.
 
Oggi il filosofo formale dimostra teoremi, costruisce semantiche, confronta sistemi, studia modelli, analizza nozioni di prova, conseguenza, definibilità, computabilità, riferimento e decisione. Maneggia teorie simboliche raffinate e si muove in una rete di specializzazioni sottili: logiche modali, non classiche, paraconsistenti, intuizioniste, deontiche, epistemiche, temporali, rilevanti; teoria dei modelli, teoria della dimostrazione, ontologia formale, filosofia della computazione, teoria dell’argomentazione, belief revision, formal concept analysis. Qui la filosofia non è una retorica generale sulla cultura, ma una meccanica fine della razionalità.
 
Questa articolazione permette anche di comprendere la piramide aletica della modernità. Al vertice stanno logica e matematica, dove verità, validità e conseguenza vengono trattate come invarianti formali: una volta fissati linguaggio, regole, semantica e assiomi, ciò che segue segue. Subito sotto si collocano le scienze fisico-matematiche, nelle quali la forma teorica deve incontrare misura, esperimento, idealizzazione e predizione. Seguono le scienze statistiche e causali, dove il vero assume il profilo della stima, della robustezza, dell’intervallo, della probabilità condizionata e dell’identificazione. Più oltre troviamo le discipline descrittive, storiche e ricostruttive, nelle quali contano documenti, tracce, classificazioni, abduzioni e migliori spiegazioni disponibili. Infine, nei domini della prassi, della norma e del dissenso, la razionalità prende la forma dell’argomentazione, della decisione sotto incertezza, della revisione delle credenze e della gestione pubblica degli impegni.
 
La gerarchia non distingue saperi nobili e saperi minori. Distingue regimi diversi di necessità, controllo, evidenza e invarianza. Un teorema non possiede lo stesso statuto di una legge fisica; una legge fisica non possiede lo stesso statuto di una regolarità statistica; una ricostruzione storica non possiede lo stesso statuto di un esperimento ripetibile; una decisione pratica sotto informazione incompleta non possiede lo stesso statuto di una dimostrazione. Ma nulla di questo autorizza il relativismo. Significa soltanto che la razionalità moderna non è monolitica: dispone di strumenti differenti per oggetti differenti.
In questa architettura, anche la questione della scientificità non si riduce alla parola d’ordine della falsificabilità. Popper ha avuto il merito di imporre il problema del rischio empirico di una teoria: una costruzione che non espone mai se stessa a possibili urti con l’esperienza non appartiene ancora, in senso pieno, alla scienza empirica. Carnap aveva però mostrato che il controllo scientifico passa anche attraverso confermabilità, linguaggi osservativi e teorici, regole di corrispondenza, gradi di sostegno empirico. Quine ha reso il quadro meno ingenuo, ricordando che non si sottopone mai a prova un enunciato isolato, ma un intero blocco di teoria, ipotesi ausiliarie, strumenti e assunzioni di sfondo. Kuhn ha aggiunto la dimensione storico-disciplinare: le teorie vivono dentro paradigmi, pratiche, esempi, tecniche e criteri condivisi.
 
Lakatos permette di evitare la falsa alternativa tra falsificazione istantanea e relativismo dei paradigmi. Una teoria scientifica non è una proposizione isolata che cade al primo controesempio, ma un programma di ricerca con un nucleo, una cintura protettiva di ipotesi ausiliarie e una traiettoria progressiva o degenerativa. Feyerabend, se letto con disciplina, ricorda invece che il metodo scientifico non è un catechismo unico e immobile: la storia reale della scienza è più ricca, più irregolare e più inventiva delle sue ricostruzioni scolastiche. Questo non autorizza il relativismo, ma argina ulteriormente il feticismo del "metodo scientifico" unico, salvifico, dogmatico già combattuto da Kuhn.
 
Il quadro si allarga ulteriormente quando si entra nella matematica e nell’informatica. Con Lakatos, la matematica stessa appare come attività fallibile, correttiva, storicamente raffinata attraverso congetture, controesempi, revisioni e riformulazioni. Con Chaitin, i limiti formali assumono una veste algoritmico-informazionale: incomprimibilità, casualità, complessità e indecidibilità mostrano che anche nel regno della dimostrazione esistono frontiere non riducibili a semplice routine deduttiva. Con Bishop e il costruttivismo, infine, la prova torna a essere costruzione effettiva: non basta affermare che un oggetto esiste; occorre indicare come ottenerlo, manipolarlo, verificarlo.
 
Da qui il passaggio all’informatica teorica e alla computer science è naturale. Proof assistants, model checking, SAT e SMT solving, verifica formale, calcolo simbolico, algoritmi probabilistici ed esperimenti computazionali mostrano una forma moderna di fallibilismo operativo: non la resa della ragione, ma la sua disciplina dentro procedure esplicite, controllabili, ripetibili, correggibili. La razionalità formale non si oppone all’esperimento; quando entra nel dominio computazionale, lo reinventa.
 
La filosofia della logica è dunque soltanto una parte di un arcipelago più vasto. Ogni disciplina formale matura produce, volente o nolente, il proprio duale filosofico: la logica genera domande su verità, validità e conseguenza; la matematica su prova, oggetto, struttura e infinito; l’informatica teorica su algoritmo, computazione, correttezza e complessità; la probabilità su conferma, inferenza, rischio e decisione; il linguaggio su riferimento, significato, contesto e intensionalità; la fisica teorica su legge, modello, misura, simmetria e spiegazione. Questi duali non sono ornamenti esterni, ma forme di autocoscienza tecnica delle rispettive discipline.
 
L’arcipelago è inoltre interconnesso. La filosofia della matematica comunica con la logica; la logica comunica con l’informatica teorica; la computazione comunica con semantica, prova e complessità; la probabilità comunica con decisione, causalità e conferma; l’ontologia formale comunica con linguaggio, modello, identità e mereologia. Non esistono compartimenti stagni, ma regioni specializzate di un medesimo spazio concettuale. La filosofia formale nasce proprio in questo spazio: non come commento letterario sulle scienze formali, ma come indagine tecnica sulle loro condizioni di significato, validità, applicazione e limite.
Il modo migliore per correggere un equivoco non è sempre confutarlo frontalmente. Talvolta basta aprire il cofano. Chi si avvicina alla filosofia immaginando di trovarvi un repertorio di opinioni generali, suggestioni scolastiche, affumicature, posture culturali o nebbie televisive deve poter vedere, senza proclami, la macchina reale: verità tarskiana, semantica dei modelli, validità, conseguenza, completezza, decidibilità, mondi possibili, logiche non classiche, teoria dell’argomentazione, revisione delle credenze, decisione razionale, strutture concettuali. Non occorre deridere l’equivoco: basta mostrare il dodici cilindri.
 
Questa è la filosofia tecnica, la filosofia formale. Non esaurisce tutta la filosofia, né pretende di sostituire le forme storiche, ermeneutiche, politiche, estetiche o fenomenologiche dell’indagine filosofica. Ma quando si parla di verità, prova, conseguenza, modello, significato, riferimento, conferma, norma e decisione, essa è il reparto competente. Giudicarla attraverso l’immagine scolastica o televisiva della filosofia è come giudicare l’ortopedia dopo aver sbagliato piano in ospedale ed essere finiti alla nursery: il reparto ortopedia non lo si è neppure visto.
 
Detto questo, esistono filosofi volutamente affumicati, sopravvalutati, alfieri di una cattiva filosofia (spesso pure fuori tempo massimo), filosofi fraintesi, filosofi che avevano ben poco da dire e l'hanno detto nel peggior modo possibile. Esiste cattiva filosofia, così come esiste cattiva scienza, sulla quale però è più facile ridere e divertirsi tramite iniziative come i premi IG-Nobel e altra ironia nerdy. Il punto è che non si può buttare il proverbiale bambino assieme all'acqua sporca.

Filosofia da diporto

Una delle maggiori cause di disorientamento nel discorso culturale contemporaneo è la persistente confusione fra filosofia come disciplina rigorosa (logica, epistemologia, ontologia formale...) e una serie di pratiche linguistiche, spesso oracolari e impressionistiche, che si presentano come “pensiero critico”, ma non rispondono ad alcun criterio di validità argomentativa.
Un esempio emblematico è dato dalla corrente continentale post-razionalista, formatasi a cavallo fra strutturalismo, psicanalisi lacaniana, neo-marxismo e decostruzionismo.

CHI SONO I CONTINENTALI?

Ecco un elenco orientativo (non esaustivo) di autori frequentemente etichettati come "filosofi", ma la cui produzione opera fuori dai criteri classici del pensiero razionale, logico o argomentativo.
Decostruzionisti e post-strutturalisti: Jacques Derrida, Jean-Luc Nancy, Philippe Lacoue-Labarthe
Strutturalisti e oltre: Michel Foucault, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Roland Barthes, Jean Baudrillard
Psicanalisi e linguaggio: Jacques Lacan, Julia Kristeva, Luce Irigaray, Hélène Cixous
Altri epigoni: Slavoj Žižek, Alain Badiou, Georges Bataille, Maurice Blanchot, Emmanuel Levinas, Paul Virilio
Prego notare che una nutrita rappresentanza di costoro è stata ampiamente messa alla berlina in numerosissimi contesti da un punto di vista razionale rigoroso, in particolare raccolti in un'opera che costituisce un ottimo punto di partenza per il lettore: "Imposture intellettuali" di Alan D. Sokal e Jean Bricmont, Garzanti.
Molti di questi autori hanno una prosa oscuramente suggestiva, e affrontano temi importanti: potere, identità, linguaggio, soggettività. Ma lo fanno con strumenti epistemologicamente deboli, e senza alcuna pretesa di verificabilità o rigore logico.

NON È FILOSOFIA "SBAGLIATA". È UN'ALTRA COSA.

La filosofia, storicamente, è nata per parlare dell’impensabile, dell’impredicabile, del problematico. Non c’è nulla di sbagliato nel voler parlare di ciò che precede la logica: il concetto di identità, la formazione della soggettività, la dimensione pre-linguistica del desiderio, l'esperienza del sacro, l’alterità assoluta...
Sono tutti ambiti sostanzialmente a-logici o pre-logici, dove la razionalità si ferma sulla soglia o poco oltre, dove i metodi formali non si applicano.
Ma la differenza fondamentale è che la filosofia propriamente detta sa dove si ferma la dimostrazione, e sa che l’argomentazione deve sottostare a criteri intersoggettivi di validità.
I decostruttori parlano con tono profetico di cose che stanno “prima della ragione”, ma dimenticano che senza la ragione, anche il loro discorso cade nel non-senso.

LA TRAPPOLA PER GLI STUDENTI

Molti giovani (o meno giovani) che si avvicinano alla filosofia dopo anni di liceo mal condotto, si sono formati su testi e autori presentati senza strumenti critici, da docenti spesso ideologicamente orientati. Il risultato è una percezione falsata della filosofia come vaga riflessione lirica, o come rivolta permanente contro ogni forma di struttura formale.
È il caso tipico della prof zitella e gattara, innamorata di un inesistente Nietzsche idealizzato dopo aver visto "Il portiere di notte" della Cavani (peggio mi sento). Oppure dell'insegnante boomer ex sessantottino, ancora emozionato e turbato quando pronuncia il nome di Marcuse (un eccellente esempio di non pervenuto in manuali di filosofia importanti e meno importanti) e Adorno, regolarmente citati come semidei nei collettivi autogestiti, ma mai letti né compresi davvero. Sono topoi che appartengono alla cultura collettiva, per la regolarità con cui compaiono nei racconti degli ex studenti.

PER CHI VUOLE UNA FILOSOFIA SERIA

Chi cerca un pensiero veramente critico, cioè in grado di:
- distinguere validità da persuasione
- strutturare argomenti razionali
- confrontarsi con la scienza, la logica, la matematica, il diritto, la politica in forma rigorosa
deve guardare altrove. Esiste una genealogia robusta e ben documentata di filosofi che hanno dato contributi fondamentali non solo al pensiero, ma direttamente alle scienze esatte, alla logica matematica, alla fisica teorica e alla struttura concettuale dell’empiria.
Ecco un elenco davvero essenziale, ridotto per forza di cose ai minimi termini (nessuno pensi di poter ridurre una vita di studio e riflessione ad un telegramma di due righe):
Leibniz – calcolo infinitesimale, logica combinatoria, teoria delle monadi
Cartesio - i contributi matematici superano quelli filosofici, tutti sono arcinoti o dovrebbero esserlo
Kant – fondamenti dell’epistemologia, spazio e tempo come forme a priori, verità matematiche a priori... non abbisogna di presentazioni, quasi tutto ciò che viene orecchiato o che si crede di sapere sulla filosofia moderna l'ha ideato lui
Bolzano – logica deduttiva, teoria delle proposizioni
Peirce – logica formale, semiotica, proto-intuizioni di informatica
Frege – fondatore della logica moderna, teoria della funzione e del senso
Dedekind – teoria degli insiemi, numeri reali
Hilbert – fondamenti della geometria, formalismo matematico in senso moderno
Russell - per sua stessa ammissione, odiava le ODE ma ha rivoluzionato l'intero edificio matematico con i suoi Principia
Gödel – teoremi di incompletezza, metamatematica
Tarski – verità e semantica, geometria euclidea assiomatizzata, logica del primo ordine formalizzata
Popper – falsificazionismo, metodologia scientifica
Carnap – sintassi logica, confermabilità epistemologica, riduzionismo metodologico
Putnam – realismo scientifico, semantica
Reichenbach – fondamenti della fisica quantistica
Quine – ontologia naturalizzata, analisi del linguaggio
Kripke – logica modale, semantica dei mondi possibili
Dummett – filosofia del linguaggio, verità intuizionistica
Hintikka – logica epistemica, semantica dei giochi
Van Fraassen – empirismo costruttivo
Suppes – assiomatica delle scienze, logica applicata
Sneed – strutturalismo scientifico
Ladyman – realismo ontico strutturale
Maudlin – fondamenti della fisica moderna
Albert – interpretazioni della meccanica quantistica
Brading – simmetrie fisiche e identità

QUESTO NON SIGNIFICA...

- Che tutta la filosofia, dai presocratici a ieri mattina, sia un coacervo di chiacchiere senza distintivo. Al contrario: molti dei filosofi sopra elencati non erano affatto “meno matematici” di un Gauss o “meno logici” di Boole e De Morgan. Anzi, in alcuni casi hanno costruito loro i fondamenti stessi sui quali lavorano fisici teorici, matematici, logici computazionali e epistemologi sperimentali.
- Che la filosofia si occupi solo di problemi “non scientifici”. Ad esempio, l'ontologia quadridimensionale degli oggetti materiali che si studia in qualsiasi Dipartimento contemporaneo è fisica classica filosofica con tanto di formule, teoremi, teorie sperimentali falsificabili e confermabili nel senso di Popper, Kuhn, Quine, Carnap. La filosofia della fisica quantistica richiede le stesse basi di un applicativo, semplicemente da un diverso punto di vista. E così via, fino all'epistemologia contemporanea che spiega come e perché esattamente le scienze sperimentali (e anche quelle formali, passando per la gnoseologia) funzionano.
- Che la filosofia debba necessariamente essere formalizzata per intero. Ma se vuole parlare all’intelligenza intersoggettiva, e non solo alla pancia emotiva o all’identità tribale del lettore, deve almeno rendere possibile la chiarezza, la ricostruzione razionale del percorso, la valutazione pubblica delle sue asserzioni.
Filosofia non è poesia. Filosofia non è ideologia. Filosofia non è storytelling. E se lo diventa, non è più filosofia.
Perché se ne parla? Semplicissimo. Perché se viene meno la filosofia — quella solida, quella vera, quella buona — non cade solo un pilastro accademico: crolla la logica. E con essa, l’informatica, la matematica, le scienze dure. E con loro, in effetto domino, l’intera civiltà moderna.
La prossima volta che vedete un filosofo (uno vero, non quelli da talk show: per rappresentare questi ultimi basta Catalano con le sue esilaranti tautologie da scuola elementare), pensateci due volte prima di dire che “sono tutte stronzate”. Non sarebbe logico, e qui non parla il Dr. Spock.
E magari leggete un libretto breve ma folgorante di un filosofo morale contemporaneo tra i più lucidi, Harry G. Frankfurt: On Bullshit. Perché sì, esistono filosofi che dicono stronzate. Ma questa è una frase ben formata, con quantificatore esistenziale e dominio ristretto.
Poi ci sono anche filosofi post-kantiani sistematicamente fraintesi e abusati, che comunque ci hanno messo del loro per rendersi come minimo ambigui e affumicati. Ma questo è un altro capitolo.