mercoledì 4 novembre 2026

SDO, la Sporca Dozzina d’Oltreoceano: True Metal e NWOBHM, insolitamente vicini

La mia poderosa idiosincrasia nei confronti di thrash e glam è arcinota fin dagli anni Ottanta. Per me l'unico True Metal esistente è e rimane la NWOBHM, la cui data di decesso clinico è il 31/12/1989 (con prodromi durante l'intero lustro finale di quel decennio).

Quel che è successo in seguito è solo un'eccellente conferma della regola generale che sancisce quanto di rado ciò che viene cronologicamente "dopo" qualcos'altro rappresenti in realtà un progresso. E quel "dopo" include la letterale vita oltre la morte di Iron Maiden, Judas Priest, Saxon e pochi altri che hanno voluto sperimentare e continuare in un difficilissimo equilibrio tra continuità, identità e apertura al "nuovo".

Tuttavia, un musicista e ascoltatore estremamente attento non può farsi sfuggire quella sporca dozzina di gruppi USA che sono riusciti a scansare le simmetriche mostruosità delle hair band e dei neanderthal incazzati (in primis coi loro stessi strumenti, pare). A voler essere generosi (e animati da un'acribia filologica che eguaglia solo la predisposizione a buttare tempo e denaro alla ricerca di vinili introvabili quanto oscuri) possono forse diventare due dozzine. Di certo, rappresentano numericamente una frazione rispetto ai due opposti battaglioni (leggins fucsia e permanente cotonata vs. ascella pezzata, fronte lombrosiana e grugniti da cavernicoli) imposti dalle majors per oltre un decennio, col poco invidiabile primato collaterale dei due "chitarristi" più sopravvalutati al mondo: Slash e Kirk Hammett.

Saltiamo a piè pari le anomalie totali, da Alice Cooper ai W.A.S.P. di Blackie Lawless: decisamente non sono né carne né pesce ma restano sui generis, singolarità inspiegabili quanto inimitabili. Saltiamo pure volentieri gli scontati casi scuola come i Kiss (musicalmente prossimi allo zero, capacità imprenditoriale da vero magnate) o i Twisted Sister capitanati da un altro smartass come Daniel "Dee" Snider, e concentriamoci sulla sostanza. Ovvero su quei gruppi che oltre oceano guardavano a Saxon, Angel Witch, Diamond Head, Tygers of Pan Tang, cioè alla matrice britannica: riff epico-melodici, strutture classiche, timbro acuto, immaginario sword-and-sorcery o proto-epic. Una sorta di “NWOBHM transatlantica”, quasi sempre più colta e letteraria del metal americano dominante. Di certo validissima da ascoltare immersivamente ancora oggi.

I Pilastri della NWOBHM Transatlantica

Manilla Road

Probabilmente il caso più puro di “NWOBHM spirituale” nato negli Stati Uniti. Mark Shelton costruisce un linguaggio che mescola heavy metal classico, epica fantasy e una sensibilità quasi doom, senza mai cedere né al thrash né alla patinatura glam. Le chitarre hanno un taglio ruvido e lirico insieme, con melodie che ricordano certe intuizioni dei primi Maiden ma immerse in un immaginario lovecraftiano e sword-and-sorcery. I dischi fondamentali sono Crystal Logic (1983), Open the Gates (1985) e The Deluge (1986), una trilogia che molti considerano la vera fondazione dell’epic metal americano. Shelton rimane una figura quasi sacerdotale del genere: outsider, coerente, totalmente indifferente alle mode. Capace di un sillabato velocissimo e scandito che poteva mettere in crisi qualsiasi tenore rossiniano, dal timbro acuto, nasale, costantemente in maschera alta ma capace di ruggiti ieratici, chitarrista ritmico di grandissime capacità. Inimitabile.

Cirith Ungol

Un altro pilastro dell’epic metal statunitense, ma con una personalità ancora più eccentrica. Il gruppo californiano prende il nome da Tolkien e sviluppa un sound oscuro, quasi proto-doom, dominato dalla voce stridente e teatrale di Tim Baker.

Qualcuno ha definito l'ascolto di Baker "una telefonata intercontinentale con Belzebù in persona, su una linea POTS oceanica posata segretamente da un sommergibile russo, intercettata con apparati valvolari del 1947".

Le chitarre sono massicce, lente, cariche di tensione drammatica, ma l’impianto compositivo resta quello dell’heavy metal classico europeo. Frost and Fire (1981) e soprattutto King of the Dead (1984) sono album di culto assoluto: cupi, solenni, quasi medievali nell’atmosfera. In un’epoca in cui Los Angeles produceva glam metal a catena, i Cirith Ungol sembrano provenire da un’altra dimensione. E infatti il glam è fortunatamente dimenticato, mentre Baker resta nella mia gym playlist a oltranza.

Blue Öyster Cult

Caso decisamente a parte: cronologicamente precedenti alla NWOBHM, ma sorprendentemente affini alla sua estetica. I BÖC sono una delle band più sofisticate della storia del rock americano, con un approccio quasi letterario ai testi e un uso raffinato delle armonie chitarristiche. Dischi come Tyranny and Mutation (1973), Secret Treaties (1974) e Agents of Fortune (1976) anticipano molti elementi che la NWOBHM renderà canonici: riff affilati, atmosfera esoterica, senso melodico europeo. Non sono una band “metal” nel senso stretto, qualunque etichetta per loro è riduttiva e superflua, ma il loro DNA è profondamente intrecciato con quello dell’heavy metal classico. Dal lato giusto dell'oceano.

Savatage

Tra le pochissime band americane capaci di sviluppare un linguaggio metal epico con una dimensione realmente teatrale. I Savatage dei fratelli Oliva partono da un heavy metal classico, vicino alla NWOBHM, ma introducono presto una componente drammatica e sinfonica che diventerà il loro marchio. Hall of the Mountain King (1987) è il manifesto: riff monumentali, melodie tragiche, una tensione quasi operistica. Con Gutter Ballet (1989) e Streets (1991) la band costruirà una forma di metal narrativo che anticipa molti sviluppi del power metal europeo. La tragica scomparsa del chitarrista virtuoso Criss Oliva segnerà purtroppo in modo ineluttabile il destino del gruppo: ma, come spesso accade, la sua musica resta. E detta legge.

Virgin Steele

Mr. David DeFeis è uno dei grandi visionari dell’epic metal. I Virgin Steele nascono all’inizio degli anni Ottanta con un heavy metal diretto e apertamente influenzato dalla NWOBHM: presto sviluppano una dimensione mitologica e quasi wagneriana. L’album fondamentale è Noble Savage (1985), seguito da Age of Consent (1988). In seguito la band si spingerà verso ambizioni sempre più monumentali, con cicli concettuali dedicati alla mitologia classica. La voce di DeFeis, teatrale e potente, contribuisce a rendere il progetto assolutamente unico nel panorama americano, e per molti versi superiore rispetto al power metal nordico (per non dire di Tarja e altre commesse Ikea in libera uscita con l'hobby del karaoke da mezzosoprano).

Jag Panzer

Colorado Springs, primi anni Ottanta: una delle incarnazioni più solide dell’heavy metal tradizionale americano. I Panzer coniugano potenza NWOBHM e una disciplina quasi teutonica nella costruzione dei riff. Il debutto Ample Destruction (1984) è diventato un classico per i veri estimatori: chitarre serrate, ritmo marziale, e la voce potente di Harry “The Tyrant” Conklin. L’album è una lezione di metal epico e aggressivo senza la minima concessione al thrash emergente. La band rimarrà sempre fedele a quella grammatica: heavy metal puro, diretto, aristocraticamente inattuale.

Shok Paris

Uno dei segreti meglio custoditi dell’heavy metal statunitense. Gli Shok Paris incarnano perfettamente l’influenza NWOBHM: riff melodici, ritmo serrato, strutture limpide e dirette. Il disco chiave è Steel and Starlight (1987), che molti musicisti europei considerano un piccolo capolavoro di metal classico. Non hanno mai avuto la visibilità delle band europee (e questo ai nostri occhi è un merito, per molti versi), ma la qualità compositiva è indiscutibile.

Warlord

L’apice dell’aristocrazia metallica californiana, capace di una sintesi algida e colta tra il rigore della NWOBHM e un’epicità quasi bizantina. William J. Tsamis tesse trame chitarristiche di una raffinatezza inarrivabile, sorrette dal drumming accademico e mai banale di Mark Zonder. Con l’EP Deliver Us (1983) definiscono un canone di "Holy Terror" che schifa la rozzezza del thrash tanto quanto il cerone e la lacca delle hair band. Un’architettura sonora sacrale, destinata solo a chi sa distinguere il metallo prezioso dalla latta arrugginita.

La Seconda Linea d’Élite (Minori per diffusione, non per grandezza)

Ci sono poi molti gruppi "minori" per diffusione, non per grandezza, perfino nella loro terra natia. Voglio citare alcuni dei più significativi, senza andare a snidare oscuri demotape che non avranno probabilmente mai la gloria di una seconda vita per tre dozzine di irriducibili su YouTube:

  • Omen: Epic metal diretto e guerriero. Battle Cry (1984) è un classico del genere.
  • Helstar: Heavy metal molto tecnico e oscuro. Nosferatu (1989) è uno dei loro vertici. Certamente non inferiori ai Pagan Altar o ai Cloven Hoof, per esempio.
  • Riot: Spesso dimenticati, ma fondamentali. Fire Down Under (1981) è praticamente NWOBHM nata a New York.
  • Liege Lord: Heavy metal potente e fortemente melodico, sulla linea dei Tygers of Pan Tang. Master Control (1988) è il loro capolavoro.
  • Crimson Glory: Voce acutissima, alla Kiske, atmosfere realmente epiche. Transcendence (1988) resta un album di culto.
  • Fates Warning: Almeno nella prima fase, molto vicini all’epic metal europeo. Night on Bröcken (1984) lo dimostra chiaramente.
  • Brocas Helm: Cult assoluto dell’epic metal. Into Battle (1984) è ruvido ma visionario.
  • Attacker: Ancora heavy metal epico newyorkese. Battle at Helm’s Deep è il brano simbolo.
  • Assassin: Nome inflazionatissimo: per l'esattezza, parliamo della band formatasi nel 1981 a West Mifflin (Pittsburgh), Pennsylvania. Il loro License to Kill (1985) è diventato un piccolo cult dell’heavy metal americano.
Ultima nota sui Manowar: altra eccezione di alterne vicende. Prima di autoconvincersi di essere sul palco degli Arnold Open con relativa indigestione di steroidi anabolizzanti, i primi album con Ross the Boss sono senza dubbio l'apogeo dell'epic metal. Eric Adams è regolarmente e universalmente citato come uno dei migliori cantanti metal in assoluto, un baritono brillante che — senza studi classici alle spalle — canta da tenore con estensione e proiezione che fanno vergognare molti professionisti.

Il Contingente Canadese: da ascoltare a tutto volume

C'è poi anche un manipolo di canadesi che vale realmente la pena di ascoltare a tutto volume.

Anvil

Caso quasi paradossale: molto più celebrati in Europa che in patria. Gli Anvil incarnano perfettamente lo spirito heavy metal classico, con un suono diretto e ruvido che anticipa sia lo speed metal sia alcune soluzioni poi sviluppate dal thrash. Metal on Metal (1982) e Forged in Fire (1983) sono dischi fondamentali. La band ha avuto una lunga e accidentata carriera, ma ha guadagnato enorme rispetto nel circuito europeo grazie anche a numerosi tour come opening act per giganti del metal. La loro perseveranza li ha resi una vera istituzione.

Exciter

I canadesi Exciter rappresentano una variante più aggressiva del modello NWOBHM. Il loro stile è velocissimo e feroce, ma rimane saldamente ancorato all’heavy metal classico e si distanzia anni luce dal thrash. Heavy Metal Maniac (1983) e Violence & Force (1984) sono dischi fondamentali per comprendere la nascita dello speed metal nordamericano. Living Evil (Unveiling the Wicked, 1986) è di una bellezza e di una potenza sconvolgenti, con un ritmo per una volta rallentato ma con una potenza evocativa spaventosa da battle anthem. Se Baker è al telefono col diavolo, qui il cantante-batterista Dan Beehler è uno che fa i gargarismi in officina con acido muriatico, trementina, gasolio agrario, filo spinato e una bella manciata di bulloni del 12 adeguatamente arrugginiti.

Sword

Heavy metal classico e diretto. Metalized (1986) è uno dei dischi più solidi della scena canadese degli anni Ottanta. Sfido chiunque al primo ascolto a non pensare che la band si sia formata a Birmingham.